Profilo biografico (Vittorio Lazzarini)

Nato a Venezia il 7 dicembre 1866, e avviato dal padre agli studi tecnici, dopo soli tre mesi Vittorio Lazzarini abbandonò il Politecnico di Milano, recuperando in un anno lo studio del latino e del greco, conseguendo la licenza classica ed inscrivendosi così alla Facoltà di lettere di Bologna, attratto dalla figura morale e letteraria del Carducci. Nel secondo biennio si trasferì tuttavia a Padova, dove venne avviato agli studi di paleografia e storia padovana da Andrea Gloria. I suoi primi lavori sono a carattere letterario e filologico, ma come argomento di tesi si prefisse di chiarire la biografia e la vicenda storica di Marin Falier, nel quadro della società nobiliare veneziana e tenendo sullo sfondo il secolare duello tra la Serenissima e Genova. Al Falier dedicò dal 1892 vari articoli, usciti soprattutto sul “Nuovo Archivio Veneto”, che vennero in seguito riuniti in una miscellanea dedicata al doge trecentesco (Marino Faliero. Avanti il dogado. La congiura. Appendici, Firenze 1963).

Dopo una breve esperienza politica nei banchi del Consiglio comunale veneziano, si dedicò totalmente allo studio e alla ricerca, prima in qualità di assistente (e in seguito vicedirettore) del Museo Civico di Padova, dove riordinò e studiò vari fondi anche privati in seguito confluiti presso l’Archivio di Stato, e quindi dal 1905 tenendo la cattedra di Paleografia e Diplomatica al Bo, dove successe ad Andrea Gloria. Un secondo filone di ricerche è quello dedicato alla guerra di Chioggia, di cui illuminò in studi diversi vari aspetti, senza tuttavia giungere, anche per la mancanza di alcune fonti documentarie, a quel disegno storiografico complessivo che si era preposto. Il terzo dei suoi indirizzi principali di ricerca fu invece quello relativo alle origini della capitale lagunare. Decifrò e pubblicò la nota e discussa iscrizione dedicatoria della chiesa di Santa Maria di Torcello, datandola 639 e sfatando il mito della totale indipendenza di Venezia, che sarebbe piuttosto sorta nel contesto del dominio bizantino. Parimenti, dimostrò il processo che condusse tra Tre e Quattrocento alla formazione della leggenda della presunta fondazione di Rialto da parte di consoli padovani nel 421. I suoi studi di paleografia e diplomatica, riuniti negli Scritti di paleografia e diplomatica (I ed. Venezia 1938; II ed. ampliata Padova 1969), sono contributi ancor oggi preziosi sia specificatamente per lo studio di questi singoli campi, sia per la storia veneta in generale. I saggi a carattere più ampiamente storico e storico-economico raccolti in Proprietà e feudi, offizi, garzoni, carcerati in antiche leggi veneziane, Roma 1960, si può poi dire che abbiamo inaugurato veri e propri filoni di ricerche, destinati ad avere nella seconda metà del Novecento un considerevole seguito: dal tema dell’espansione fondiaria veneziana in terraferma, alla legislazione sul sistema carcerario della Serenissima, sul lavoro dei garzoni, sull’obbligo di assumere uffici pubblici. Fu membro di tutte le principali istituzione culturali veneziane e padovane, presiedette l’Accademia patavina, la Deputazione veneta di storia patria, fu vicepresidente dell’Istituto veneto di scienze, lettere e arti. Collaborò per decenni all’”Archivio Veneto”. Morì a Padova nel 1957.

Nel recente volume V. Lazzarini – L. Lazzarini, Maestri scolari amici. Commemorazioni e profili di storici e letterati a Padova e nel Veneto alla fine dell’Ottocento e nel Novecento, a cura di G. Ronconi – P. Sambin, Trieste 1999, è riportata un’ampia nota biografica curata dal figlio Lino, assieme alla bibliografia aggiornata e completa delle sue opere.